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Con la decisione di ieri, da parte della Banca Centrale Europea, di lasciare invariati i tassi all'1%, per le famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile, indicizzato al costo del denaro fissato periodicamente dalla Bce, nulla cambia chiaramente per la rata mensile, che rimane stabile, ma la "cuccagna" non è destinata a durare ancora per molto. Probabilmente la rata del finanziamento immobiliare a tasso variabile indicizzato alla Bce rimarrà stabile anche durante i mesi estivi, mentre a cavallo tra il terzo trimestre ed il quarto, sulla base degli attuali indicatori macroeconomici e sulle prospettive, non mancano gli operatori pronti a scommettere, dopo tanto tempo di politica monetaria europea espansiva ed accomodante, su una prima manovra restrittiva sui tassi.
Sulla base di quelle che sono delle pure ipotesi, la Banca centrale europea difficilmente però aumenterà il costo del denaro, con la sua prima mossa rialzista, oltre il quarto di punto percentuale, il che significa che la rata dei mutui Bce aumenterà ma non troppo, ed avrà pur sempre importi inferiori ad un mutuo a tasso fisso attualmente proposto dalle banche in Italia. Il differenziale tra un mutuo a tasso fisso ed uno variabile è infatti pari circa al 4%, e rappresenta una vera e propria "anomalia" che richiederebbe opportuni approfondimenti al fine di capire se sia il mercato e la libera concorrenza ad aver generato questo differenziale, oppure c'è dell'altro.
Immagine tratta da: piazzaffari.info